Thursday, December 24, 2009

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Notes on George L. And Ernst Nolte Moves: general interpretation of the history of the twentieth century.


George L. Mosse (1918-1999) is one of those special names that are all the rage when searching for authors to help us understand our recent and less recent past history, perhaps even better, our present, considering all the conceptual categories that have already assumed the power of dogma, to which no one can escape if not at great risk. You can not read all the books and all authors, but you can take advantage of the guidelines by which we interpret time. Moss is certainly challenging with an author who must be reckoned with. In the interpretation of Nazism, I believe, his name is opposite to that of Nolte, who briefly played Nazism as a phenomenon responsive to certain situations, without which it would be inconceivable. For it seems that the moves should look for explanations in insonsabili psychological and cultural factors. Let's start here with a simple note reading, that being public, I hope I'm not giving to further harassment by intruders who are not intended to read these simple notes and temporary notes. Indeed, continuing the sequential reading of the text, you lose all those ideas, insights, reactions, which are not immediately transcribed. I feel therefore that it is the occasional reader of ideas and thoughts, not conclusive argument. Nothing rules out that the views expressed can be gradually overcome and changed.

Sommario: 1. Impressioni tratte dalle prime pagine. –

1. Impressioni tratte dalle prime pagine . – Un senso di fastidio mi assale fin dall’Introduzione a “Il razzismo in Europa. Dalle origini all’Olocausto”. La sensazione è che Mosse stesso di ideologismi ne abbia lui più di quanto non ne imputa ad altri. Quanto poi al razzismo direi che forse oggi sia non meno prospero e vitale che non in passato. Il sospetto – tutto da verificare – è che Mosse abbia voluto scrivere nell’interesse e per conto dei vincitori che in fatto di discriminazione e persecuzioni nonchè genocidio ne sapevano e ne sanno più dei vinti. Se si prende la storia del XIX e l’epoca coloniale durante la quale gli stati coloniali europei erano arrivati, nel 1914, ad esercitare il loro dominio diretto sull’85 per cento delle terre emerse, si vede che il razzismo era assolutamente il modo orrdinario di operare e di pensare non solo da parte dei politici, ma di quanti facevano cultura, anche ai più alti livelli: il pensiero europeo, West has been and is still largely racist intimately. Perhaps in this sense, its most advanced product is Zionism. Of course, you do not accept this legacy. But how do you plan to remove it and turn away? Here, too, looking for a scapegoat on which to load all the blame and leave it spotless and save. The culprit is ready-served on the gridiron: Nazi Germany in his short 12 years in the face of centuries of racist all his accusers. It is a perfect guilty because he can not even have a public defender: Who would dare even put him in jail or in the pillory. And not a metaphor!

Ecco dunque l’importanza della libertà di pensiero per chi avverte il bisogno di pensare e ripensare il passato storico. Per essere più chiari e suscitare forse meno sospetti ci si può spostare all’epoca di Nerone, la cui immagine è diventato il prototito di ogni nefandezza su cui possono tranquillamente farsi esercitazioni scolastiche. Senza voler discolpare l’imperatore dalle sue colpe – e perché dovrebbe essere questo il compito di uno storico? – alcuni studiosi hanno incominicato a considerare con più serenità quel lontano periodo. Noi non possiamo fare altrettanto per il nostro recente e meno recente passato. È emblematico il caso di Ernst Nolte non già contestato, ma violentemente attaccato in Trieste. Ed allora ecco che a parlare sono soltanto i Mosse. Uno storico che vuol far carriera ed aver successo deve per prima cosa capire come gira il vento e gli umori. Quindi, con l’apparenza della forma scientifica e con tutti apparati formali che fanno un libro, si producono in abbondanza quei testi che la classe politica vuole avere. Quando si dice che i vincitori scrivono la storia è quel che qui si intende: un’ampia produzione di regime che diventà perfino verità di stato imposta per legge.

(segue)


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