Schätzing Frank - The fifth day
Dopo i piccoli saggi e i brevi romanzi più o meno correlati al tema marino, non poteva mancare questo mattone di mille e rotte pagine, consigliato (leggi imposto) per settimane dal sempre attento marito.
Ero fiduciosa di trovarmi di fronte a un capolavoro e non ne sono rimasta per nulla delusa.
Questo non toglie che non vi abbia trovato i suoi difetti: un'ecatombe di Martin worthy of the best characters, some chapters very long and heavy (although interesting and well written), that feeling of discomfort for a book that never seems to end, external environmental limit of the banal, repetitive and all the same from one character to ' more.
Yes, there have been nights when I wanted to rip off a few dozen pages to go in history, instead of getting lost in explanations very slow but absolutely delicious.
But this is the downside of the mammoth task that the author has faced to create a novel rich in texture and content.
Actually my hand and bask in the scientific dissertations riskiest and links multidisciplinari inaspettati. Semplicemente la mia parte letteraria voleva arrivare al dunque!
E' quindi evidente come i difetti sopra citati siano in effetti "veniali" o forse più correttamente necessari all'insieme. Soltanto attraverso artifici narrativi come le domande di emeriti ignoranti in materia seguiti da accurate spiegazioni, o il trip mentale di una dei protagonisti verso la fine del libro, è stato possibile per l'autore approfondire argomenti che avrebbero invece supposto conoscenze pregresse da parte del lettore o, ancora peggio, pagine di anonime puntualizzazioni.
Ma al di là di tutto, ho trovato in questo testo un insegnamento esemplare, uno stile che sento di invidiare e, soprattutto, una capacità di documentazione a me sconosciuta.
Sono mesi che il pensiero di raccogliere una documentazione adeguata per i miei scritti mi perseguita e più leggo più mi rendo conto che non se ne può prescindere, a meno che non si voglia scrivere il solito libro colmo di lacune e pressapochismi. E non perché ognuno di noi deve per forza puntare a diventare l'autore da best seller internazionali, ma semplicemente perché è un rispetto dovuto al lettore, quello stesso lettore che pretendiamo legga (compri) i nostri libri rigettando i tanti romanzi superficiali (tirati via, mi permetto di dire) che affollano le nostre librerie.
Lasciare la responsabilità dell'educazione dei lettori in mano agli editori is not only ridiculous (and not add more) but mostly wrong. Are we writers (and I put myself in the category for a shot of self satisfaction) have to learn to write well , to show those around us as well read .
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